I funerali ad Amatrice e quella pioggia non casuale…

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“Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo
e non vi ritornano senza avere irrigato la terra,
senza averla fecondata e fatta germogliare,
perché dia il seme a chi semina
e il pane a chi mangia,
così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca:
non ritornerà a me senza effetto,
senza aver operato ciò che desidero
e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata”. (Is 55,10-11)

Mi sono tornate alla mente queste parole del profeta Isaia ieri sera ad Amatrice, al termine dei funerali per le vittime del sisma.
Quella pioggia, caduta dopo giornate di caldo insolito per questi luoghi, non è stata del tutto casuale. Chi crede conosce la forza rigenerante e purificante dell’acqua… In questo caso anche consolatoria. Il giorno del lutto è stato bagnato dalla misericordia di Dio.

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Una certezza, questa, confermata anche da quel Cristo sospeso… senza il legno della croce. Qui, ad Amatrice, non c’era bisogno del legno. Le braccia spalancata hanno abbracciato le macerie e le sofferenze di tante persone che non hanno più nulla. E quello sguardo, non perso nel vuoto, ma fisso sulle nostre lacrime ci conferma nel nostro impegno nella ricostruzione. Perché “la parola uscita dalla mia bocca”, di cui parla il profeta, qui s’incarna in un popolo sofferente.

don Fabio Gammarrota, parroco

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